Riletture

 

Ma è solo un bambino!

di Anna Proietti

 

Ma è un bambino! E’ solo un bambino!

Stereotipo giustificativo nei confronti spesso della totale maleducazione dei bambini. Abbiamo assistito a bambini urlanti durante i pranzi, scalmanati in Chiesa giungere fino al luogo più sacro davanti al tabernacolo; bambini rispondere male ad un adulto, qualsiasi autorità esso rappresenti: dal genitore all’insegnante; bambini alzarsi da tavola quando lo credono più opportuno e si potrebbe continuare …

Bambini con licenza di uccidere! Purtroppo il morto c’è scappato davvero, si chiamava “Buona educazione”.

Da un eccesso all’altro: dal tempo in cui lo sguardo della mamma consentiva o meno di assaggiare anche solo un pasticcino in casa degli zii al tempo in cui, oggi, lo sguardo della mamma non si vede perché nascosto dagli occhiali  da sole.

Era forse troppo? E’  troppo? Certamente.

Lo scapaccione, sonoro e vibrante, è stato da tutti noi temuto e assaggiato. Qualcuno ha anche degustato la vecchia “cucchiarella”.

Era forse troppo?

Il Dottor Spok si è collocato nel mezzo, tra la cucchiarella e la licenza di uccidere. Generazioni di cinquantenni e quarantenni di oggi gli hanno dato ascolto, hanno parlato con i loro figli, hanno spiegato loro il perché delle proprie azioni, hanno consentito molto di più del lecito. Poi, in tarda età, il buon Dottor Spok dice, a tutti quei genitori che in lui avevano visto il faro dell’antico “educere”, che forse si era un po’ sbagliato, che probabilmente un sano ceffone a volte può anche far bene.

Forse proprio vedendo i risultati prodotti, gli ex bambini diventati ormai ragazzi, qualche dubbio è emerso.

Ragazzi pretenziosi, arroganti,  per i quali l’intervento di un adulto, qualora ci fosse, è solo occasione di derisione, sberleffo, quando non attacco verbale in modo sfrontato.

Alunni che non temono più il docente, perché è decaduto non il docente in sé, ma l’adulto in generale. Il docente è disarmato per volontà delle istituzioni. Il genitore è inerme per volontà sua.

Bambini attaccabrighe, maleducati nel senso più puro del termine.

So che tutto ciò può sembrare uno sfogo, ma non sto parlando in termini professionali, sto parlando da genitore. Sono la mamma di un bambino “vivace”, che va contenuto, trattenuto, anche col guinzaglio corto, come diciamo spesso noi, quindi conosco la fatica dell’intervento continuo, dell’esserci per non delegare, della presenza  e del presenzialismo educativo, anche  a costo di essere pesante. Purtroppo ho assistito spesso a scene poco edificanti in tutti sensi: bambini che fanno i loro bisogni dove capita, sotto la doccia in piscina o dietro il cespuglio nei giardinetti davanti alla scuola e adulti acconsentire o risentirsi in caso di rimprovero; bambini che urlano parolacce ai compagni durante il gioco del pallone e genitori silenti; bambini accapigliarsi durante le feste di compleanno e mamme sedute comodamente a parlare o male delle insegnanti o al più delle pietanze serali; bambini incapaci di giocare ad una festa, perché ormai senza animatore non si fa più nulla, neanche fossimo in un villaggio Valtur; bambini alzarsi, saltare, lanciarsi di tutto in una pizzeria mentre i genitori guardavano sul mega schermo la partita della Roma: un bambino era seduto … il mio. Il che è una bella impresa! Ancora esempi? Volendo si potrebbe.

Forse ci siamo proprio dimenticati, come generazione, che il compito che ci è stato affidato è enorme, che raddrizzare è difficile, che l’estenuante fatica e la tribolazione del contadino dà frutto solo se l’intervento spesso è drastico, se non si ha paura della potatura.

 

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