
Nacque a
Milano da una famiglia molto agiata, figlia di Lina Cavagna Sangiuliani
e dell'avvocato Roberto Pozzi. Non sappiamo molto della vita di questa
scrittrice, e nessuna delle sue opere venne pubblicata prima della sua
morte.
Cresciuta in un'elegante casa di Milano, ebbe sempre un carattere
solitario, passando la maggior parte del suo tempo chiusa nella sua
camera. Al liceo, instaurò una relazione molto profonda con il suo
professore di latino e greco, che divenne senza dubbio il grande amore
della sua vita. La forte opposizione della sua famiglia sempre alla
relazione, però, le impedì di sposarsi. La perdita dell'amato, e la
conseguente impossibilità di avere un figlio da lui, segnarono per
sempre la vita della scrittrice.
Nel 1930, Antonia si iscrisse all'Università di Milano, dove studiò
filologia
moderna. Li aumentò la sua passione per la filosofia, la letteratura ed
il linguaggio. In seguito viaggiò molto in tutta Europa, e nell'estate
del '38 scrisse alla nonna, comunicandole la sua intenzione di scrivere
un romanzo storico sulla Lombardia.
Le
lettere di questo periodo, lasciano trasparire un forte entusiasmo per
il progetto, che si prolungò fino all'autunno di quell'anno. In una
lettera datata 23 ottobre, invece, lo stato di Antonia apparve
radicalmente cambiato. Le leggi razziali contro gli ebrei, avevano
causato la partenza di alcuni dei suoi amici più cari, e la ragazza,
allora ventiseienne, fu sinceramente sconvolta dall'evolversi degli
eventi.
Il 2 dicembre, Antoniasi recò regolarmente all'Istituto tecnico
Schiaparelli di Milano, in zona Sempione, ove insegnava e, nel corso
della mattinata, chiese di uscire anticipatamente dalla scuola dicendo
di non stare bene.
Si diresse verso l'abbazia di Chiaravalle, forse in bicicletta (o forse
con un tram). Raggiuntala, si sdraiò su un prato vicino alla Certosa e
ingerì molte pastiglie di barbiturico. Nel gelo di quella giornata di
dicembre attese la morte.
Un contadino nel pomeriggio di quello stesso giorno la scorse e dopo
un'iniziale titubanza chiamò un'ambulanza che la trasportò al
Policlinico di Milano, ove, intorno alle 19 del giorno seguente (3
dicembre 1938), Antonia Pozzi morì.
Nel suo ultimo biglietto, non citò i suoi scritti, ma parlò di
"disperazione mortale". Le sue opere, poesie e diari, furono tutte
pubblicate
postume.
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La Vita
Alle soglie d'autunno
in un tramonto
muto
scopri l'onda del tempo
e la sua resa segreta
come di ramo in ramo
leggero
un cadere d'uccelli
cui le ali non reggono più.
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Afa
Oggi
la mia tristezza esigente
a starnazzarmi nell'anima
pesantemente
come scirocco
pregno di salsedine.
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Pudore
Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino e' bello.