|
Quando
parliamo di Africa…
di
Ubaldo Schiavi
Molte persone possono parlare dell’Africa. Ci sono
dei bellissimi documentari che ci mostrano i volti, i colori e i
suoni di quei posti.
Altri possono parlare dell’Africa per i problemi
politici e i drammatici problemi sociali di quel continente.
Molte informazioni sono in circolazione e, per
fortuna, le persone si interessano e possono provare sentimenti o
esprimere opinioni.
Ho avuto la fortuna di trascorrere in Africa 12 giorni. Più
precisamente in Mozambico e in Africa del Sud.
Ero al seguito di mia figlia che ha soggiornato li
per oltre nove mesi.
Cosa posso aggiungere a ciò che si sa dell’Africa a seguito di un
viaggio cosi breve? Come poter trasferire in un pugno di parole la
grande intensità di quei luoghi?
In un documentario o in un servizio giornalistico mancano due cose:
gli odori e il contatto fisico.
La incredibile sensazione di esserci oltre che dalle
immagini, passava per gli odori, cosi diversi. Il profumo della
frutta e di centinaia di pomodori, l’odore dei pezzi di carbone
venduti per strada e quello delle marmitte arrugginite che
misteriosamente sono un prezioso oggetto dell’economia locale.
Gli odori delle Mama’ diverso ma sempre piacevole. Il profumo
delle ragazze giovani, più occidentali, cosi attente a essere sexy.
Le auto e i camion diesel super vecchi e inquinanti. Un ristorante
che cucina di col “piri piri”, una specie di peperoncino, o con
delle salse di cui non ho scoperto il segreto.
L’odori dei taxi Toyota e dei commercianti
indiani.
L’odore dell’immenso aeroporto di Johannesburg
con le infinite persone del sud del mondo che poco si occupano di ciò
che succede “di sopra”.
Posso parlare poi dei contatti fisici di come sia diversa la
concezione del corpo, di come una distanza ravvicinata non spaventa.
.
segue
>> |